Da tanto tempo i dati raccontano sempre la stessa storia: le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, con 220 mila decessi l’anno, e le principali responsabili dei ricoveri in ospedale, senza contare il peggioramento drastico della qualità di vita e la disabilità che comportano negli oltre nove milioni di italiani che ne soffrono.
Eppure, pochi le ritengono un problema concreto, che li possa riguardare da vicino. E la prevenzione, che sarebbe anche relativamente semplice, resta una cenerentola.
Per questo di recente in Sala Buzzati si è tenuto l’incontro «Come proteggere il cuore, regole fondamentali e miti da sfatare»: obiettivo, dare indicazioni pratiche per scongiurare le principali malattie di cuore e vasi.

Prevenibili fino all’80% delle malattie cardiovascolari

Come ha spiegato Fabrizio Oliva, direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Niguarda di Milano e presidente dell’Italian Federation of Cardiology, «fino all’80% delle patologie cardiovascolari potrebbe essere evitato con stili di vita adeguati. La prevenzione è un cardine essenziale e si basa su pochi pilastri indispensabili: una dieta equilibrata e corretta, la prevenzione del sovrappeso e dell’obesità, un’attività fisica regolare, l’astensione dal fumo. Oltre a questo, occorre fare controlli per una diagnosi precoce dei fattori di rischio principali, ovvero colesterolo “cattivo” Ldl e trigliceridi elevati, pressione alta, diabete. Che è da considerarsi di fatto una malattia cardiovascolare: il 35-40% di chi ha il diabete sviluppa una patologia di cuore e vasi, il 50% muore proprio per cause cardiovascolari».

Prevenzione fin da giovani

Sul «precoce» ci giochiamo tutto, ha aggiunto Francesco Dentali, presidente della Fondazione Fadoi, docente di Medicina Interna dell’Università dell’Insubria e direttore del Dipartimento di Area Medica Asst Sette Laghi di Varese: «Il rischio cardiovascolare si inizia ad accumulare da giovani ed è proprio la persistenza, anno dopo anno, dei diversi elementi di pericolo che porta ad ammalarsi. La prevenzione non si può iniziare a 60 anni, i controlli devono cominciare ben prima: è l’unico modo per evitare che un fattore di rischio si trasformi in malattia. L’aspettativa di vita della popolazione continua ad allungarsi, ma in parallelo si sta riducendo il numero di anni di vita in salute: ignorare a lungo i fattori di rischio significa pagare un caro prezzo, dopo, con lo sviluppo di malattie croniche. Oltre i 65 anni è più probabile averne una o più di una che essere sani, ma gestirle non è semplice».

Dieta mediterranea (vera)

Gli acciacchi si sommano, l’autonomia diminuisce: per questo occorre investire fin da giovani in uno stile di vita sano. Non lo facciamo più: la dieta mediterranea «vera», fatta soprattutto di vegetali, legumi e cereali integrali, l’abbiamo dimenticata e questo, assieme alla dilagante sedentarietà.
«Ha cambiato il profilo di rischio cardiovascolare della popolazione generale del Paese, portandolo da basso a intermedio», ha sottolineato Dentali. «Per questo, prima di tutto, serve insistere sull’adozione delle buone abitudini: pensare che non ci accadrà nulla, perché un parente fumatore e sovrappeso ha vissuto a lungo, è rischioso».

Controlli da fare a partire dai 40 anni

Da «una certa età» in poi gli esperti raccomandano una valutazione dei fattori di rischio che non si vedono: «Fra i 40 e i 69 anni è importante controllare la pressione, il colesterolo e l’emoglobina glicata (un valore nel sangue indicativo dell’andamento della glicemia negli ultimi due, tre mesi, ndr)», ha detto Oliva.
«Se c’è una condizione di rischio o una malattia cardiovascolare, il terzo pilastro dopo prevenzione e diagnosi precoce è un trattamento adeguato e tempestivo: le statine per ridurre il colesterolo, per esempio, evitano che eventuali placche aterosclerotiche si ispessiscano e diventino instabili, ovvero possano staccarsi dando trombi. Anche l’aterosclerosi, che è causa di gran parte delle malattie cardiovascolari, inizia da giovani e quindi va individuata e trattata prima possibile: l’ecografia delle carotidi, i vasi che portano il sangue al cervello, può essere parte dei controlli cardiovascolari perché se c’è aterosclerosi in questo distretto è verosimile ci sia altrove. È una spia che si accende sul cruscotto del medico, indica che per esempio è opportuno fare più attenzione al colesterolo».

Occhio al colesterolo «cattivo» (LDL)

Il colesterolo «cattivo» è ormai ritenuto una causa diretta di infarti e ictus, per questo non bisogna spaventarsi se il medico propone una terapia per abbassarlo: le statine sono fra i farmaci più prescritti allo scopo, ma anche quelli su cui si sono accumulati più falsi miti.
Ancora oggi c’è chi è convinto che «facciano male», ma come ha concluso Dentali «le statine sono fra i farmaci che hanno salvato il maggior numero di vite nel mondo. L’effetto collaterale più temuto, ovvero l’alterazione di enzimi muscolari e il danno ai muscoli che ne deriva, oltre a essere molto raro, può essere monitorato con semplici esami del sangue: se emerge una criticità, ridurre la dose basta spesso a eliminare il problema. E se ciò non è sufficiente, cambiando terapia tutto torna nella norma».

Cardiopatie, malattie diverse con un’origine in comune

«Malattie cardiovascolari» è un cappello al di sotto del quale stanno tante patologie diverse, prime fra tutte le cosiddette cardiopatie ischemiche accomunate da un «blocco» più o meno temporaneo delle coronarie, le arterie che portano il sangue al cuore per farlo battere. Se l’interruzione del flusso dura a lungo, il tessuto non irrorato muore e c’è un infarto; se il flusso riprende in tempo, si crea comunque un danno che compromette il funzionamento ottimale del cuore.
«La cardiopatia ischemica è la prima causa di morte in Italia, con il 28% dei decessi; al secondo posto con il 13% c’è l’ictus, che si ha quando il blocco interessa un’arteria del cervello», ha spiegato Fabrizio Oliva. «Fanno parte delle malattie cardiovascolari anche le aritmie, le patologie delle valvole cardiache e l’insufficienza cardiaca, o scompenso, punto d’arrivo di tante malattie. Negli ultimi decenni la mortalità per l’infarto, il classico evento acuto, è passata dal 30 al 2,8%: oggi la sfida è la gestione delle cardiopatie croniche, sempre più numerose anche per l’invecchiamento della popolazione».

Fonte: Corriere Salute