C’è un filo rosso che unisce l’ipotiroidismo, una condizione dovuta alla ridotta funzione della tiroide, la ghiandola che regola il nostro metabolismo, con le cefalee, anche se non si è ancora perfettamente compreso se nasca prima l’uovo o la gallina, e quindi se l’alterazione del funzionamento della tiroide con ridotta produzione di ormoni tiroidei sia causa o conseguenza del mal di testa. La letteratura scientifica mostra infatti che chi va incontro a frequenti mal di testa avrebbe un 20% in più di probabilità di sentirsi diagnosticare anche un ipotiroidismo. Non solo: in caso di emicrania il rischio di associazione con disfunzioni ghiandolari arriva a superare il 40%. Come spiegare questo rapporto? Sicuramente ci sono elementi comuni che aiutano a capire, come gli effetti dell’ipotiroidismo sull’umore, sul peso corporeo e sulla digestione, sui cicli mestruali: tutti questi fattori, variamente combinati tra loro, possono creare rapporti stretti tra condizione endocrina e metabolica e le diverse forme di cefalea ed in special modo con l’emicrania. Inoltre, entrambe le condizioni, l’emicrania e i disturbi della funzionalità tiroidea, sono più frequenti nelle donne, suggerendo un ruolo del genere femminile come fattore di rischio.
Una ricerca apre gli orizzonti
In questo ambito, a far luce su un tema ancora non perfettamente chiarito provvede una ricerca condotta dagli esperti dell’Università di Cincinnati che prova come e quanto sia importante la relazione tra le due patologie. La ricerca, apparsa sulla rivista Headache, ha analizzato i dati provenienti da 8500 persone seguite nel tempo nell’ambito di un programma di monitoraggio in una cittadina dell’Ohio, mostrando chiaramente il rapporto reciproco tra comparsa di cefalee e disfunzioni tiroidee. “Lo studio di Martin e dei suoi colleghi ha mostrato come i pazienti che già soffrono di cefalee ed in particolare di emicrania, presentino un rischio aumentato di sviluppare nel tempo un ipotiroidismo di nuova insorgenza – commenta Antonio Russo, direttore del programma interdipartimentale di medicina delle cefalee dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli e ordinario di Neurologia presso lo stesso ateneo –. Si tratta di un’associazione epidemiologica che non implica necessariamente un rapporto diretto di causa-effetto, ma che suggerisce la possibile presenza di meccanismi biologici condivisi, probabilmente di natura neuroendocrina e infiammatoria”.
Sulle cause diverse ipotesi
Sul fronte delle possibili cause di questo rischio “combinato” ci sono diverse ipotesi. L’aumentata frequenza di ipotiroidismo ed emicrania potrebbe essere correlata ad una causa comune come un’alterazione della funzionalità dell’ipotalamo, una parte del cervello che presiede sia all’insorgenza dell’emicrania che al corretto funzionamento della tiroide. Ma la disfunzione della tiroide rappresenta essa stessa una condizione favorente la microinfiammazione sistemica cronica dannosa per il cervello emicranico così come influenzare l’azione di serotonina e noradrenalina, neurotrasmettitori fondamentali per l’insorgenza degli attacchi emicranici, che quindi in caso di ipotiroidismo potrebbero diventare più frequenti, più severi e meno responsivi agli antinfiammatori ed antidolorifici. Alla fine, l’uso eccessivo di questi farmaci potrebbe alla lunga influenzare l’attività della tiroide alterandone il funzionamento.
Cosa fare
Il consiglio che arriva dagli esperti, in ogni modo, è molto chiaro. “Nei pazienti che soffrono di emicrania o di cefalee ricorrenti non è raro osservare sintomi che possono in parte sovrapporsi a quelli dell’ipotiroidismo, come stanchezza persistente, facile affaticabilità, riduzione dell’energia e difficoltà di concentrazione – spiega l’esperto -. Per questo motivo, soprattutto quando le cefalee tendono a peggiorare o ad associarsi ad altri segni suggestivi di disfunzione tiroidea, può essere opportuno rivolgersi al proprio medico curante per valutare anche la funzionalità della tiroide attraverso il dosaggio del Tsh (Ormone Tireostimolante) e degli altri principali parametri ormonali”.
Approcci caso per caso
In caso di alterazione del Tsh, l’ormone tireostimolante, si può infatti procedere ad approcci terapeutici mirati caso per caso. Sebbene in genere la cefalea legata a disfunzione tiroidea assumere le caratteristiche della forma tensiva e cioè un dolore costante e diffuso come un peso alla testa, nei pazienti che già soffrono di emicrania essa può manifestarsi come un peggioramento dei sintomi dell’emicrania stessa, con dolore pulsante, severo, localizzato ad un lato della testa, accompagnato da nausea, talvolta vomito, e fastidio per le luci e per il rumore. “Nella maggioranza dei casi il problema può migliorare significativamente ristabilendo i normali valori ormonali tiroidei ed intraprendendo terapie specifiche per la cefalea o per l’emicrania, traendo vantaggio dei nuovi farmaci oggi a nostra disposizione come gli anticorpi monoclonali anti-CGRP o i gepanti – fa sapere Russo –“.
Fonte: La Repubblica Salute


