In Italia oltre 4 milioni di persone convivono con il diabete di tipo 2, una cifra che rappresenta circa il 6,6% della popolazione. Tuttavia, come sottolineato da Sid e Amd, si stima che circa 1 milione e mezzo di cittadini ne sia affetto senza esserne consapevole: si tratta del cosiddetto “sommerso”, che per gli esperti rappresenta un nodo critico e che desta preoccupazione. Il rischio di sviluppare la malattia è maggiore al Sud e nelle Isole rispetto al Nord ed è strettamente correlato all’età, arrivando a colpire oltre il 20% degli over 75. Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a un preoccupante incremento delle diagnosi anche nelle fasce più giovani della popolazione, in parallelo con l’aumento dei tassi di obesità infantile. Anche le condizioni condizioni socioeconomiche sono correlate al rischio di diabete, con una maggiore occorrenza tra le persone con un basso livello di istruzione o in situazioni di fragilità economica.

Identikit della malattia
Il diabete mellito è la forma più diffusa della patologia, e rappresenta circa il 90% dei casi totali diagnosticati. Si tratta di una malattia cronica non trasmissibile che si manifesta con elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Questo squilibrio è causato da un’alterazione nella produzione o nell’efficacia dell’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che permette alle cellule di utilizzare lo zucchero come fonte di energia. A differenza del diabete di tipo 1, che ha un’origine spesso autoimmune e si manifesta in età giovanile, il tipo 2 è influenzato dagli stili di vita e da fattori di rischio modificabili: sovrappeso obesità, dieta sbilanciata e marcata sedentarietà sono tra i principali.

I rischi per cuore e reni
Le conseguenze di un diabete non ben controllato possono essere molto gravi e invalidanti. L’iperglicemia cronica danneggia progressivamente diversi organi vitali: vasi sanguigni e, di conseguenza, cuore e reni sono i bersagli principali delle complicanze. Lo scompenso cardiaco, infatti, rappresenta la prima causa di ospedalizzazione per i diabetici, con una prevalenza che varia tra il 6% e il 27%, mentre la nefropatia diabetica arriva a colpire fino al 40% dei pazienti. Oltre a queste condizioni, il diabete aumenta in modo significativo il rischio di mortalità cardiovascolare e può portare a ripercussioni molto serie, come l’amputazione degli arti inferiori. I dati indicano che in Italia la mortalità attribuita direttamente al diabete è cresciuta del 18% nell’ultimo decennio, confermando l’importanza di una presa in carico globale e precoce. Intervenire tempestivamente, insomma, non solo riduce il rischio di decesso prematuro, ma evita anche carichi eccessivi sulle strutture ospedaliere per complicanze che potrebbero essere gestite efficacemente a livello territoriale.

L’importanza del monitoraggio
Per contrastare la progressione della malattia e delle sue complicanze, ricordano gli esperti, è essenziale che il paziente venga coinvolto in modo attivo nella gestione della malattia, così da aumentare l’adesione a stili di vita più sani e alle eventuali terapie farmacologiche. I percorsi di cura – sottolineano – dovrebbero essere personalizzati e il paziente dovrebbe sottoporsi a monitoraggio periodici, fondamentali per valutare l’efficacia della terapia e apportare eventuali correzioni.

 

Fonte: La Repubblica Salute