Oltre 27 mila cittadini coinvolti, più di 1.000 variabili raccolte per ciascun partecipante, 2 milioni di messaggi educazionali personalizzati inviati tramite applicazione: sono i numeri che definiscono la dimensione di CV Prevital, il progetto nazionale di prevenzione cardiovascolare affidato e realizzato dalla Rete Cardiologica IRCCS del Ministero della Salute su mandato del Parlamento per la valutazione della fattibilità e dell’efficacia di modelli di prevenzione primaria basati su tecnologie digitali.
Coinvolti 27 mila cittadini
Come ha spiegato Roberta Baetta, project manager di CV Prevital e ricercatrice all’IRCCS Centro Cardiologico Monzino, Istituto associato alla Rete e coordinatore dell’iniziativa, lo studio clinico – multicentrico, prospettico, randomizzato e controllato – ha arruolato oltre 27 mila cittadini a partire dai 45 anni di età, privi di una storia nota di malattia cardiovascolare, con una quota femminile superiore al 50 per cento. I partecipanti sono stati assegnati a due gruppi: uno seguito secondo la buona pratica clinica usuale, l’altro destinatario di un intervento digitale personalizzato attraverso una piattaforma di mobile Health.
L’infrastruttura sviluppata ha consentito la raccolta strutturata di oltre 1.000 variabili per ciascun soggetto, includendo dati clinici, parametri demografici, abitudini di vita e fattori psico-comportamentali. La piattaforma ha inoltre reso possibile una comunicazione continuativa e bidirezionale con i cittadini, con l’invio di oltre 2 milioni di messaggi educazionali e motivazionali personalizzati e la raccolta diretta di informazioni inserite dai partecipanti.
I risultati
I dati basali hanno restituito un quadro di rischio ampiamente sottostimato: in una popolazione che si percepiva sana, più della metà dei soggetti con ipercolesterolemia non era consapevole della propria condizione o non risultava adeguatamente trattata. Per l’ipertensione, circa il 13% dei partecipanti non sapeva di esserlo o non riceveva un trattamento appropriato. I disturbi del sonno sono stati riscontrati in circa il 50% dei soggetti, nella quasi totalità dei casi senza alcuna presa in carico terapeutica. «I numeri dimostrano che il rischio cardiovascolare può essere significativo anche in assenza di diagnosi – ha sottolineato Baetta –; intervenire precocemente sui determinanti modificabili consente di anticipare la malattia e ridurre eventi evitabili».
L’esperienza ha dimostrato la concreta realizzabilità di un modello di prevenzione su larga scala, capace di integrare centri di eccellenza, assistenza primaria e strumenti digitali in un’unica architettura organizzativa. «Con CV Prevital abbiamo dimostrato che una prevenzione strutturata, fondata sui dati e integrata con il territorio, è concretamente realizzabile su scala nazionale – spiega il presidente della Rete Cardiologica IRCCS, Lorenzo Menicanti –. Il passo successivo è consolidare questo modello perché diventi parte ordinaria dell’organizzazione sanitaria. La sostenibilità del sistema – ha aggiunto – passa anche dalla capacità di anticipare il rischio, non solo di trattare la malattia».
Fonte: Corriere Salute


